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Progetto ME-TI (Mediolanum-Tituli). Uno sguardo multimediale alle epigrafi latine di età romana reimpiegate nel centro di Milano1

frPublié en ligne le 10 mai 2016

Par Sara Borrello

Résumé

Le territoire de la ville de Milan renferme de nombreux témoignages de l’habitat romain. Parmi les pièces actuellement identifiables, certaines ont été intégrées ou réutilisées dans des constrictions plus tardives : c’est le cas de blocs inscrits remployés dans un but fonctionnel, ornemental et / ou idéologique. À travers la présentation des quatre principaux sites auxquels appartiennent ces éléments et l’examen d’un échantillon d’inscriptions, on esquissera les lignes directrices du projet ME-TI (MEDIOLANUM - TITULI). Ce dernier vise en premier lieu la constitution d’une base de données pour rassembler et analyser cette catégorie de documents, en accordant une attention particulière au parcours qui en a entraîné le remploi. Dans un deuxième temps, on proposera la création d’une application informatique, adressée aux visiteurs intéressés à l’histoire de la ville, qui rend la connaissance de telles inscriptions accessible même à un public plus large et de non spécialistes.

Riassunto

Il territorio della città di Milano racchiude al suo interno numerose testimonianze dell’insediamento di età romana. Tra le varie tipologie di reperti ve ne sono alcuni che sono stati inglobati o riutilizzati nell’edificazione di architetture di epoche successive: è questo il caso delle epigrafi latine, adoperate come reimpieghi a scopo funzionale, ornamentale e/o ideologico. Attraverso la presentazione dei quattro principali nuclei in cui convergono questi esemplari e il breve esame di altrettante iscrizioni, si forniranno le linee guida del progetto ME-TI (MEDIOLANUM - TITULI). Scopo di quest’ultimo è la realizzazione di un database per raccogliere e analizzare tale categoria di reperti, con un focus sul percorso che ne ha comportato il riuso; quindi, ci si propone la creazione di un’applicazione informatica divulgativa, rivolta a visitatori interessati alla storia della città, che possa rendere accessibile la conoscenza di tali epigrafi anche a un pubblico di non esperti.

Introduzione

1Negli ultimi anni, e con sempre maggiore frequenza, l’apporto delle innovazioni tecnologiche ha trovato una felice applicazione nel campo delle discipline storiche e dei beni culturali. L’evoluzione dell’informatica ha difatti favorito in questi ambiti il sorgere delle cosiddette Digital Humanities, nelle vesti di programmi finalizzati all’elaborazione di restituzioni tridimensionali dei siti archeologici, all’integrazione di parti mancanti dei reperti e all’ideazione di database informatici per raccogliere virtualmente i materiali provenienti dal mondo antico, anche di natura epigrafica2. Parallelamente, la diffusione dell’uso di smartphones e tablets ha comportato una maggiore e più immediata spendibilità del patrimonio culturale, la cui fruizione è divenuta, quindi, più accessibile a un pubblico sempre più diversificato e desideroso di conoscenza3.

2È in questa prospettiva che è nato il progetto ME-TI, frutto di un’iniziativa legata al mio personale interesse per le iscrizioni latine di età romana reimpiegate, ossia inglobate o riutilizzate nell’edificazione di architetture cronologicamente successive4. Tale ricerca, di natura epigrafica (Tituli), individua un preciso spazio di applicazione, identificato nel nucleo romano di Milano (Mediolanum). Il progetto si propone il conseguimento di due obiettivi: in primo luogo, la creazione di un database che possa raccogliere, presentare e sinteticamente analizzare, secondo parametri definiti, le testimonianze epigrafiche in condizioni di reimpiego site nel centro storico di Milano; in secondo luogo, la realizzazione di una versione ridotta e semplificata della stessa banca dati, ideata per un itinerario a fruizione pubblica, di carattere turistico-divulgativo, rivolto a persone interessate a scoprire un volto meno noto dell’antica Mediolanum. Tale pubblico avrebbe accesso alle informazioni relative alla storia di queste iscrizioni tramite l’utilizzo di un apparecchio informatico, come smartphone o tablet. La lettura di un QRcode, il rilevamento di un Beacon o di una scheda NCF nei pressi di un esemplare reimpiegato, o ancora il semplice scatto di una fotografia dell’epigrafe permetterebbe la visualizzazione sul proprio dispositivo di una pagina che ne illustrerebbe in sintesi le condizioni originarie, il messaggio iscritto e le vicende che, dalla sua creazione, hanno portato al riutilizzo nella collocazione attuale.

Premessa al reimpiego epigrafico in Milano

3« Della Milano romana non ci restano soltanto muti frammenti di muri, blocchi di marmo e sculture, ma anche epigrafi che coi nomi di antichissimi cittadini ci riportano quasi la loro voce e le testimonianze del loro lavoro, dei loro sentimenti e della loro fede »5. Con questa considerazione, Aristide Calderini introduceva le pagine del suo volume su Milano in età romana dedicate ai documenti iscritti. La quantità complessiva dei reperti epigrafici milanesi risulta essere ad oggi piuttosto considerevole, se, come ha rilevato Antonio Sartori agli inizi degli anni Novanta, ammontava a circa quattrocento tituli in buono stato di conservazione, a cui si aggiungeva un numero imprecisato, ma comunque notevole, di frammenti6. È sempre Sartori a sottolineare che « globalmente tutto il patrimonio epigrafico di Milano […] è giunto a noi per il tramite di una pressoché unica forma di reimpiego, […] quale materiale da costruzione: e reimpiego, a volte, per quanto lo si possa identificare, persino plurimo e successivo, spesso già d’alta epoca »7. Nella valutazione di questi numeri andrà comunque considerato che, nel corso degli ultimi secoli, molti spolia epigrafici sono andati perduti. Buona parte degli esemplari conservati sono stati infatti asportati e deposti nelle raccolte museali della città. Allo stato attuale, le iscrizioni latine di età romana rifunzionalizzate nel centro cittadino sono circa quaranta, di cui però una quindicina sono collocate in contesti privati o, comunque, di difficile accesso.

4Nell’indagare il fenomeno del reimpiego, la critica moderna ha convenzionalmente operato una suddivisione tra le sue diverse pratiche, basata sull’analisi e sulla comprensione del contesto del suo riuso. In prima istanza, un esemplare può essere stato asportato dal suo quadro originario per necessità di ordine pratico, motivate dalla sua utilità in campo edilizio, quale blocco marmoreo già tagliato e lavorato da impiegare come materiale da costruzione: tali recuperi vengono ascritti alla categoria del reimpiego funzionale. Secondariamente, le iscrizioni possono essere rifunzionalizzate per la loro valenza estetica, quali manufatti di pregio funzionali alla decorazione della loro nuova sede. Infine, numerose epigrafi sono state reimpiegate per uno studiato intento ideologico, dettato da una volontà di marcare una continuità con il passato, di veicolare un preciso messaggio, di nobilitare un luogo e conferirgli autorevolezza o, ancora, di legittimare una nuova realtà politica8.

5A discapito di queste nette definizioni, la realtà del reimpiego epigrafico mostra confini piuttosto labili: spesso, infatti, tale riuso si ascrive a più di una categoria e difficilmente riesce a essere inquadrato in una sola di esse. Per quanto riguarda il caso di Milano, riflessioni cursorie sull’inglobamento di reperti iscritti nel suo centro si devono a Sartori9, che ne ha indagato la gran parte, se non la totalità, del patrimonio epigrafico, e che è autore, con Serena Zoia, di un nuovo catalogo delle iscrizioni latine di età romana qui conservate, di prossima pubblicazione.

Uno sguardo ai reimpieghiepigrafici milanesi

6« Per ogni territorio antico è necessario definire una mappa della dispersione e del reimpiego, che concerne tutto il patrimonio lapideo ma riguarda soprattutto le iscrizioni […] »10. Con queste parole, Giancarlo Susini introduce il tema del riuso epigrafico. Nel caso di Milano, il fenomeno copre un arco cronologico molto esteso, che ha inizio in età tardo-antica, giunge al basso Medioevo e riaffiora episodicamente nell’Ottocento.

7I reimpieghi epigraphici presentati in questa sede sono distribuiti in quattro nuclei, di cui ora si passerà sinteticamente a illustrare altrettanti esemplari, i più rilevanti e meglio conservati11.

Complesso di Sant’Ambrogio

8Una prima serie di reimpieghi iscritti si trova nel quadriportico che introduce alla basilica di Sant’Ambrogio. Tale edificio di culto è uno dei più antichi nel territorio milanese: nato come basilica Martyrum nel IV secolo d.C., ha subìto nel tempo numerosi restauri e riedificazioni12, in cui si contestualizzano gli inserimenti di alcune iscrizioni romane. Il lato destro del quadriportico, noto come ‘atrio di Ansperto’, conserva, in forma di lapidario, un ricco patrimonio di epigrafi, latine e greche, di cui undici pagane risalenti all’età romana13, spesso oggetto di duplice riuso. Insieme alle iscrizioni, il porticato ospita altri elementi quali colonne, decorazioni architettoniche, capitelli, sarcofagi, rilievi figurati e altro ancora (fig. 1), qui esposti dagli inizi dell’Ottocento, quando l’atrio ambrosiano iniziò a configurasi in una nuova veste museale; tale spazio « si inseriva tra i luoghi aperti al pubblico, che nella Milano napoleonica si deputavano a raccogliere e ad esporre incondizionatamente le memorie sradicate e soggette al rischio di dispersione durante l’età delle Soppressioni »14. In quest’ottica, l’inserimento dei documenti iscritti rispondeva a una precisa volontà antiquaria, tradotta in una forma di reimpiego commemorativo e, parzialmente, ideologico.

Fig. 1: Iscrizioni esposte come lapidario nel lato destro del quadriportico introduttivo della basilica © Sara Borrello (voir l’image au format original)

9Le iscrizioni confluite in tale raccolta provengono prevalentemente dalla stessa basilica, recuperate tra il 1812 e il 1813 in occasione della ripavimentazione dell’edificio; altre epigrafi, invece, furono trasportate in Sant’Ambrogio dalle vicine chiese di Santa Valeria e di San Francesco Grande, soppresse nel periodo napoleonico15. Distribuite in quattro arcate, sono dapprima esposte le epigrafi funerarie, seguite, nelle due arcate più vicine all’ingresso della chiesa, da due iscrizioni di carattere pubblico, dedicatario e onorario; la metà inferiore delle arcate conserva i documenti meno leggibili (in alcuni casi, in pessimo stato di conservazione), mentre i più pregevoli sono stati inglobati nella parte superiore.

10L’epigrafe più celebre, posta nell’arcata che precede l’entrata in basilica, è il grande frammento16 di una tabula onoraria in marmo che menziona il nome, il cursus honorum e le opere di mecenatismo di Plinio il Giovane17 (fig. 2). L’esemplare iscritto, proveniente da Como è stato oggetto nel tempo di un duplice reimpiego: un primo, risalente al 950 circa, ha comportato la sua traslazione nella cappella di San Giorgio, posta a destra dell’altare della basilica: la lastra fu allora divisa in più parti, di cui una fu riusata funzionalmente per la fabbricazione del sarcofago destinato al re Lotario II; tale riutilizzo motiverebbe la presenza dei quattro fori praticati simmetricamente sullo specchio epigrafico. Il secondo reimpiego si deve al recupero, nel 1858, del grande frammento durante le indagini interne alla basilica che portarono al rinvenimento del sarcofago, privo del corpo del defunto, e al conseguente inglobamento dell’epigrafe nella muratura del quadriportico18. Data l’importanza del personaggio a cui l’iscrizione è dedicata, si tratta di un monumento di prestigio, sottolineato, ad esempio, dall’ombreggiatura delle lettere. Il contenuto dell’iscrizione permette di ricondurla agli anni tra il 111 e il 115 d.C.19

Fig. 2: CIL V, 5262 © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Colonnato di San Lorenzo

11Un monumento iscritto di notevole pregio e rilievo storico è collocato nel colonnato antistante la basilica di San Lorenzo20. Sia l’edificio di culto che il colonnato sorsero nel IV secolo d.C.21

12Al suo interno, inglobato in mura di epoca moderna (fig. 3), è conservata una tabula onoraria marmorea22, posta forse su una base statuaria23, dedicata all’imperatore Lucio Vero da parte dell’Ordo decurionum di Milano24. L’epigrafe (fig. 4) subì un doppio reimpiego: in un primo momento funzionale, essendo stata posta nelle fondamenta del colonnato; estratta nel 1605 da questa sede, fu inglobata, probabilmente perché ritenuta oggetto di prestigio, nel lato nord del colonnato medesimo25. Il testo presenta il princeps Lucio Vero con un’estesa titolatura e una genealogia risalente a Nerva26. L’analisi del cursus honorum riportato dal titulus permette di datare l’iscrizione con esattezza al 167 d.C. e di porla ipoteticamente in relazione con l’invasione, avvenuta l’anno precedente, di Quadi e Marcomanni, che giunsero fino ad Aquileia per poi essere fermati dallo stesso Lucio Vero e da Marco Aurelio27.

Fig. 3: Iscrizione inglobata nel pilastro nord del colonnato © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 4: CIL V, 5805 © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Palazzo della Ragione

13Un altro edificio milanese che racchiude testimonianze iscritte di età romana è il Palazzo della Ragione, in prossimità della piazza del Duomo. Tale architettura si colloca al centro del complesso denominato Broletto Nuovo, identificato nell’attuale Piazza dei Mercanti e contrapposto al Broletto Vecchio, sito nei pressi di Palazzo Reale. L’intera struttura, edificata a partire dal XIII secolo, era stata concepita come corte chiusa, cui si accedeva da cinque varchi collegati alle porte urbiche da assi viari disposti a raggiera28. Oltre al Palazzo della Ragione, sede sia dell’attività giuridica che parlamentare del comune medioevale29, il Broletto racchiudeva luoghi deputati al commercio, alla trasmissione dei saperi e all’esercizio del culto religioso30. La formazione del Broletto Nuovo, cuore del comune, ebbe inizio proprio con la costruzione del Palatium, cominciata nel 1228 per volontà del podestà Aliprando Fava da Brescia e conclusa nel 1233 dal podestà Oldrado da Tresseno31. L’edificio si sviluppa su più livelli e, al pian terreno, si presenta come una piazza coperta, scandita da pilastri e arcate, che permettono una continua interazione con lo spazio circostante32.

14Inserite nel Palazzo durante la sua edificazione, vi sono almeno tre iscrizioni latine risalenti all’età romana, ognuna delle quali reimpiegata in una fronte diversa33. All’innesto del primo fornice che guarda a occidente, all’incrocio tra l’attuale via dei Mercanti e la piazza omonima si trova inglobata l’epigrafe più visibile e meglio conservata34 (fig. 5). Si tratta di un esemplare in marmo, di notevoli dimensioni35, mutilo della parte superiore a seguito della lavorazione secondaria che ne ha permesso l’inserimento nell’architettura (fig. 6). Non vi sono notizie né circa la sua collocazione originaria, né sul suo rinvenimento. Il testo, distribuito in ductus decrescente e forse mancante della prima riga, permette di ascrivere il documento alla classe funeraria36. L’iscrizione ne ricorda il committente, C. Atilius Secundus, che fece realizzare la stele per se stesso, per la propria moglie Crocine, liberta della gens Valeria, e per uno schiavo nato in casa, chiamato Iuvenis37, di dieci anni. La documentazione epigrafica permette di ravvisare la considerevole presenza di Atilii in Milano, rilevata ad esempio in un’altra iscrizione tuttora in condizione di reimpiego38. L’esemplare presenta un’accurata ordinatio e una certa attenzione nella resa paleografica, visibile, ad esempio, nelle ombreggiature di alcune lettere. Il modulo tendente a verticalizzarsi, il solco abbastanza profondo, l’occhiello di P ancora piuttosto aperto, oltre alla presenza del cognomen, suggerirebbero di datare il monumento alla seconda metà del I secolo d.C. Interessante è notare la particolare posizione che occupa il grande frammento nell’architettura: posto orizzontalmente e parzialmente rilavorato per necessità edilizie, è tuttavia collocato in modo da risultare facilmente individuabile, visibilità accentuata dall’allargamento di via Mercanti, avvenuto nel 186739. La resa estetica dell’iscrizione, notevole pur nella sua semplicità, porterebbe a ravvisare in tale reimpiego anche una finalità decorativa40, a cui si accompagna quell’aurea di autorevolezza, dovuta alla sua antichità, che l’esemplare conferirebbe al Palazzo, sede allo stesso tempo del parlamento e del tribunale41. In questo senso, quindi, si potrebbe ravvisare nel presente riuso la compresenza dei caratteri funzionale, ornamentale e, in misura inferiore, ideologico.

Fig. 5: Epigrafe rifunzionalizzata nel lato occidentale dell’edificio © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 6: CIL V, 5959 © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Archi di Porta Nuova

15Seconda per quantità di iscrizioni in essa inglobate, la Porta chiamata Nuova ospita sei esemplari latini risalenti all’epoca romana42. La storia dei reimpieghi epigrafici esposti nell’architettura, edificata nel 117143, occupa un arco cronologico di diversi secoli: tra di essi, la stele funeraria figurata dei Novellii44, inserita contestualmente alla construzione della Porta, è infatti l’unica posta sulla fronte esterna (lato piazza Cavour – fig. 7), in posizione centrale, di rilievo e visibilità, caratteristiche che possono connotarne il riuso sia come ornamentale, sia come ideologico. Le arcate ospitano altri cinque reimpieghi che, con ogni probabilità, furono inseriti nell’ambito di un restauro, promosso nel 1860-6145, che, secondo la temperie culturale dell’epoca, avrebbe allo stesso tempo esaudito istanze di rinnovamento, di conservazione dei manufatti antichi e di creazione di un’‘opera d’arte’ generata da contaminazioni tra testimonianze di epoche, contesti e nature differenti46. Si tratta di una piccola ara recante una dedica alle Matronae, un frammento funerario menzionante due Atilii, uomo e donna, e tre stele funerarie sia figurate che iscritte, ora sostituite da copie di ottima fattura47, rispettivamente di C. Geminius Hermo, dei (Ma)gii e di C. Vettius Novelli f.48. Questi ultimi, prima del loro riuso in Porta Nuova (lato via Manzoni – fig. 8), erano già stati reimpiegati nella Porta Orientale, databile, come l’intera cinta muraria medioevale, al 117149; furono quindi collocati nei depositi dell’Accademia di Belle Arti di Brera in seguito alla demolizione di questa porta, tra il 1818 e il 181950.

Fig. 7: Le arcate della Porta con i relativi reimpieghi (lato di piazza Cavour) © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 8: Arcate della Porta coi relativi reimpieghi (lato via Manzoni) © Sara Borrello (voir l’image au format original)

16Tra di essi, la stele che risulta di maggior rilievo è quella di C. Vettius Novelli f. (fig. 9).Collocato nel pilastro destro della Porta e compendiato, nella metà superiore, da cinque rilievi scultorei ripartiti in tre ordini51 (due ritratti maschili e tre femminili52), il monumento è corredato, all’estremità inferiore, dal rilievo di una scena di genere, che ritrae una vendita di tessuti53. C. Vettius, committente dell’opera per via testamentaria, è raffigurato in cima al manufatto all’interno di una nicchia ricavata in un secondo momento54. L’iscrizione55, danneggiata da una frattura alle ll. 6-7 ma integrabile, commemora il già menzionato C. Vettius56, figlio di Novellus/ius57, che fece realizzare il monumento per se stesso, per la madre, Verginia Luta58, e per tre liberti, in ordine Privata, Adiutor e Methe, tutti ritratti nella parte superiore. L’onomastica del padre, riferita dal solo idionimo, e il cognomen della madre suggeriscono una provenienza indigena di entrambi i genitori59. Mentre i nomi dei primi due liberti sembrano qualificarli come appartenenti al mondo romano, Methe indicherebbe un’origine greca. La scenetta di genere che chiude il monumento fornisce un’informazione taciuta nel testo: si tratta dell’occupazione lavorativa della familia, impiegata nella produzione e nel commercio di tessuti60. L’esemplare è un manufatto di pregio, qualità che ne suggerisce un riuso di tipo ornamentale: presenta infatti decorazioni scultoree di qualità e un’accurata resa dell’iscrizione, in perfette litterae quadratae. Il testo è inoltre distribuito secondo un’eccellente ordinatio, ductus decrescente, abbellito da diffuse ombreggiature ed eleganti interpunzioni a becco d’aquila. Lo stile dei rilievi scultorei61, le informazioni date dalla paleografia62 e l’assenza del cognomen del committente63 permettono di datare l’opera tra le epoche claudia e neroniana (41-68 d.C.).

Fig. 9: CIL V, 6123 © Sara Borrello (voir l’image au format original)

La struttura del Database epigrafico

17La realizzazione della banca dati on-line intende articolarsi secondo alcuni parametri.

18In primo luogo, si fornirebbe il riferimento principale associato all’esemplare reimpiegato, espresso tramite la sua collocazione all’interno dei volumi del Corpus Inscriptionum Latinarum e/o dell’Année épigraphique. Seguirebbero tre dati di tipo geografico, che indicherebbero l’ubicazione originaria (in epoca romana) del reperto, il luogo di rinvenimento e la sede attuale di conservazione, coincidente, in generale, con il contesto di reimpiego. Le successive informazioni illustrerebbero la tipologia a cui si riconduce il monumento iscritto, il suo materiale, le sue dimensioni, lo stato di conservazione e la classe di appartenenza.

19Si passerebbe dunque alla trascrizione del testo, allegando le immagini dell’esemplare, per giungere, infine, a una sua datazione. Fulcro di tale database sarebbe la ricostruzione e la spiegazione del contesto, fornendo possibilmente una cronologia del reimpiego e un’ipotesi sulla tipologia di riuso.

20In ultima analisi, si indicherebbero le principali referenze bibliografiche relative all’iscrizione e al monumento in cui è stato riutilizzato. A scopo illustrativo si vedano le figg. 10-12, in cui è presentata l’analisi, strutturata secondo tali parametri, dell’iscrizione di Plinio il Giovane.

Fig. 10: Esempio della struttura del Database © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 11: Esempio della struttura del Database © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 12: Esempio della struttura del Database © Sara Borrello (voir l’image au format original)

21Un valido contributo, se non un’alternativa alla banca dati sopra illustrata, potrebbe essere fornito dall’archivio informatico Epigraphic Database Rome, che raccoglie anche la maggior parte delle iscrizioni latine di Milano ad opera dei già menzionati Sartori e Zoia: tale database potrebbe infatti inserire, tra i parametri utilizzati per la sintetica analisi delle epigrafi, una specifica voce atta a ripercorrere la storia del reperto e dei suoi reimpieghi.

La struttura dell’Applicazione divulgativa

22L’articolazione della schermata che comparirebbe sul dispositivo elettronico differirebbe in alcuni punti dalla precedente e sarebbe ideata per rispondere alle esigenze e alle competenze di una diversa categoria di pubblico, composta non da specialisti, ma da turisti interessati alla storia e alle sue manifestazioni monumentali ed epigrafiche. A differenza della banca dati, infatti, le informazioni fornite dall’applicazione divulgativa non includerebbero i riferimenti al Corpus Inscriptionum Latinarum o all’Année épigraphique; inoltre, il testo latino verrebbe interamente tradotto nella lingua del possessore dell’apparecchio e verrebbe aggiunta una sezione volta a illustrare e contestualizzare il messaggio iscritto. A scopo esemplificativo si vedano le figg. 13-16, che presentano l’iscrizione di Plinio il Giovane seguendo l’ipotetica struttura dell’applicazione.

Fig. 13: Esempio della struttura dell’Applicazione divulgativa © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 14: Esempio della struttura dell’Applicazione divulgativa © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 15: Esempio della struttura dell’Applicazione divulgativa © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Fig. 16: Esempio della struttura dell’Applicazione divulgativa © Sara Borrello (voir l’image au format original)

23Per realizzare l’applicazione divulgativa si effettuerebbe in primo luogo una geolocalizzazione (GIS) dei tituli reimpiegati sulle mappe della città di Milano, affinché il visitatore possa rilevarne la collocazione nel tessuto urbano64. Una volta individuata, l’epigrafe sarebbe rilevata grazie a un QR code, collocato in sua prossimità, da parte di smartphones e tablets. In sostituzione del QR code, ci si potrebbe avvalere di strumenti simili, quali Beacons o schede NFC65; in alternativa, secondo tecnologia la più avanzata e meno invasiva, il dispositivo potrebbe scattare una fotografia del titulus, da cui generare un collegamento online che illustri, in un’apposita pagina, storia e contenuto del reperto66. In ultimo, il localizzatore GPS dell’apparecchio in possesso del turista potrebbe elaborare degli itinerari epigrafici, come quello proposto in questa sede, a partire dall’iscrizione più prossima67. Il QR code permetterebbe quindi la spiegazione al visitatore (storytelling), ignaro del tipo di reperto e del messaggio che esso veicola, come se fosse illustrato da una guida turistica. Viene proposta in questa sede un’ipotesi di itinerario che collegherebbe i quattro nuclei di cui si è detto nei paragrafi precedenti (fig. 17): la lunghezza ipotizzata è di circa 3 km e la tempistica approssimativa di un’ora e mezza, se si include il tempo necessario alla visione dell’esemplare e alla lettura delle informazioni date dall’apparecchio68. Si precisa che il progetto ME-TI intende considerare solo alcuni dei tituli reimpiegati nel centro di Milano: infatti, sebbene gli esemplari siano tutti più o meno facilmente visibili, per ragioni legate alla facilità di fruizione si vorrebbe focalizzare l’attenzione sulle iscrizioni reinserite nel contesto di strade pubbliche e di edifici a libera fruizione, escludendo i contesti privati.

Fig. 17: Ipotesi di un percorso turistico delle iscrizioni reimpiegate nel centro di Milano © Sara Borrello (voir l’image au format original)

Conclusioni

24Il presente contributo ha inteso illustrare sinteticamente alcuni dei più significativi reimpieghi epigrafici conservati nel centro di Milano per offrirne una panoramica essenziale ma esemplificativa. Sulla scia delle sempre più diffuse applicazioni informatiche al mondo dei beni culturali, il progetto ME-TI si prefigge dunque di elaborare un database che possa raccogliere virtualmente questa particolare categoria di testimonianze iscritte provenienti dal mondo romano e ricostruirne i processi storici che l’hanno portato ad avere una seconda vita, concretizzata nelle varie tipologie di riuso. In questa sede si è proposta una sua applicazione nella città milanese, ma ciò non esclude che lo stesso strumento possa trovare applicazione anche in altre realtà.

25In secondo luogo, il progetto intende offrire una conoscenza immediata, accessibile e divulgativa al pubblico interessato alla storia del capoluogo lombardo, volendo rivolgersi ai suoi visitatori al fine di permettere loro di esplorarla grazie alle applicazioni che le odierne tecnologie offrono. In questa prospettiva si inserisce anche la valorizzazione del patrimonio storico di Mediolanum, al fine di mostrare sotto una nuova luce la Milano di età romana sopravvissuta al corso dei secoli, fino a giungere ai giorni nostri.

2615  Così titola infatti il manoscritto inedito di Pietro Mazzucchelli, prefetto della Biblioteca ambrosiana, che volle raccogliere 131 testimonianze iscritte sotto il nome di Iscrizioni scoperte l’anno 1813 nel rifare il Pavimento della R. Basilica di S. Ambrogio a Milano e collocate nell’atrio anteriore con alcune altre antecedentemente trasferite da S. Valeria e da S. Francesco o esistenti già principalmente nell’atrio anteriore, copiate da Pietro Mazzucchelli dottore della Biblioteca Ambrosiana e Canonico Onorario della sudd. Basilica ad istanza del R.mo Capitolo. V. CIL V, p. 632. V. anche Aristide Calderini, « Milano archeologica », in Storia di Milano, I: Le origini e l’età romana, Milano, Fondazione Treccani, 1953, p. 465-698, part. p. 607. Cf. M. L. Tomea Gavazzoli (art. cit. n. 14), p. 432. p. 432. Per le iscrizioni cristiane inserite in tale contesto v. da ultimo Giuseppe Cuscito, « Dal cimitero ad martyres al deposito epigrafico di S. Ambrogio », in Tradizione trasmissione traslazione… (op. cit. n. 7), p. 53-60.

Notes

1  Desidero ringraziare i proff. Lorenzo Calvelli e Giovannella Cresci Marrone, il dott. Matteo Ferrari, il prof. Antonio Sartori e la dott.ssa Serena Zoia per aver contribuito, ognuno a diverso titolo, all’elaborazione e alla stesura del presente lavoro. I titoli dei periodici scientifici sono stati riportati in forma abbreviata secondo i criteri dell’Année Philologique.

2  Mi riferisco alle banche dati on-line quali Epigraphik-Datenbank Clauss-Slaby (EDCS), Epigraphische Datenbank Heidelberg (EDH), Epigraphic Database Roma (EDR) ed Epigraphic Database Bari (EDB). L’impiego delle Digital Humanities è stato oggetto del convegno internazionale: Information Technologies for Epigraphy and Cultural Heritage. Proceedings of First EAGLE International Conference, dir. S. Orlandiet al., Roma, Sapienza Università, 2014.

3  Vittore Casarosa, Giuseppe Amato, Fabrizio Falchi, « Mobile Applications in Cultural Heritage », in Information Technologies for Epigraphy and Cultural Heritage…(op. cit. n. 2), p. 484-485.

4  Trattandosi di un primo studio volto a offrire una panoramica dei tituli rifunzionalizzati nel centro storico milanese, si è deciso di focalizzare l’attenzione sulle sole iscrizioni pagane, il cui arco cronologico spazia tra il I secolo a.C. e il II d.C.

5  Lia Gandolfi, Milano romana di Aristide Calderini, Milano, Istituto « Gaetano Pini », 1989, p. 130.

6  Antonio Sartori, « La famiglia del sèviro, o dell’attenzione rovesciata », Epigraphica, LIV, 1992, p. 201-220.

7  A. Sartori, « La famiglia… » (art. cit. n. 6), p. 203-204. Più di recente Furio Sacchi, Mediolanum e i suoi monumenti dalla fine del II secolo a.C. all’età severiana, Milano, Vita e Pensiero, 2012, p. 27-42 ha messo in luce come già negli ultimi due secoli dell’Impero si fosse diffusa la pratica del reimpiego architettonico, decorativo ed epigrafico di materiali di età repubblicana e alto-imperiale, particolarmente in contesti paleo-cristiani. Sugli ‘spostamenti’ di cui furono oggetto alcuni reperti iscritti milanesi cf. da ultimo Tradizione trasmissione traslazione delle epigrafi latine, dir. F. Gallo, A. Sartori, Roma, Bulzoni Editore, 2015.

8  La bibliografia sull’argomento è piuttosto copiosa, per cui cf. in particolare Fritz Saxl, « The Classical Inscription in Reinassance Art and Politics », JWI, IV, 1940-1941, p. 19-46 ; Ida Calabi Limentani, « Primi orientamenti per una storia dell’epigrafia latina classica », Acme, XIX, I-II, 1966, p. 155-219, part. p. 186 ; Salvatore Settis, « Continuità, distanza, conoscenza. Tre usi dell’antico », in Memoria dell’antico nell’arte italiana. III: Dalla tradizione all’archeologia, dir. Id., Torino, Einaudi, 1986, p. 398-403 ; Michael Greenhalgh, The Surival of the Antiquities in the Middle Ages, London, Duckworth, 1989, p. 172-182 ; Alison E. Cooley, « The Life-Cycle of Inscriptions », in The Afterlife of Inscriptions. Reusing, Rediscovering, Reinventing & Revitalizing Ancient Inscriptions, dir. A. E. Cooley, London, Institute of Classical Studies, 2000, p. 1-5 ; Robert Coates-Stephens, « Epigraphy as Spolia – The Reuse of Inscriptions in Early Medieval Buildings », PBSR, LXX, 2002, p. 275-296; Lorenzo Calvelli, « Iscrizioni esposte in contesti di reimpiego: l’esempio veneziano », in L’iscrizione esposta, Atti del Colloquio AIEGL-Borghesi (Bertinoro, 4-6 giugno 2015), dir. A. Donati, Faenza, F.lli Lega, c. d. s., con bibliografia precedente.

9  A. Sartori, « La famiglia… » (art. cit. n. 6).

10  Giancarlo Susini, Epigrafia romana, Roma, Jouvence, 1982, p. 37.

11  Si precisa che l’indagine propedeutica al presente lavoro ha comportato l’esecuzione di ventiquattro ricognizioni autoptiche.

12  Sulla basilica v. da ultimo La basilica di S. Ambrogio: il tempio ininterrotto, dir. M. L. Gatti Perer, Milano, Vita e Pensiero, 1995, con bibliografia precedente.

13  CIL V, 5261; 5262; 5836; 5840; 5898; 5915; 5951; 5989; 6000; 6007; 6160.

14  Maria Laura Tomea Gavazzoli, « Fra eredità antiquaria e museografia moderna. Il lapidario di S. Ambrogio dalle sillogi manoscritte alla letteratura delle Guide del primo Ottocento », in Studi di Storia dell’Arte in onore di Maria Luisa Gatti Perer, dir. M. Rossi, A. Rovetta, Milano, Vita e Pensiero, 1999, p. 429-445, part. p. 431.

16  Dimensioni: 75 x 73,5 cm; diametro fori: 10 cm l’uno.

17 CIL V, 5262 = ILS 2927: C(aius) Plinius L(uci) f(ilius) Ouf(entina) Caecilius [Secundus co(n)s(ul)] / augur legat(us) pro pr(aetore) provinciae Pon[ti et Bithyniae] / consulari potesta[t(e)] in eam provinciam e[x s(enatus) c(onsulto) missus ab] / Imp(eratore) Caesar(e) Nerva Traiano Aug(usto) German[ico Dacico p(atre) p(atriae)] / curator alvei Ti[b]eris et riparum e[t cloacar(um) urb(is)] / praef(ectus) aerari Satu[r]ni praef(ectus) aerari mil[it(aris) pr(aetor) trib(unus) pl(ebis)] / quaestor imp(eratoris) sevir equitum [Romanorum] / trib(unus) milit(um) leg(ionis) [III] Gallica[e Xvir stli]/tib(us) iudicand(is) therm[as ex HS ---] adiectis in / ornatum HS CCC(trecentis milibus nummum) [--- et eo amp]lius in tutela[m] / HS CC(ducentis milibus nummum) t(estamento) f(ieri) i(ussit) [item in alimenta] libertor(um) suorum homin(um) C / HS CCCCCCCCCCCCCCCCCCMMMMMMMMMMMMCCCCCCXXXXXXVI (decies octies centena milia et sexaginta sex milia cum sescentis sexaginta sex nummum) rei [p(ublicae) legavit quorum inc]rement(a) postea ad epulum / [pl]eb(is) urban(ae) voluit pertin[ere --- vivu?]s dedit in aliment(a) pueror(um) / et puellar(um) pleb(is) urban(ae) HS [D(quinquaginta milia) --- et] in tutelam bybliothe/cae HS C(centena milia). Altre testimonianze epigrafiche che menzionano Plinio il Giovane e la sua attività sono CIL VI, 1552 ; p. 3805 e 4712; CIL XI, 5272; v. anche PIR2, s. v. C. Plinivs Caecilivs Secvndvs, n. 490. Sulla presente iscrizione, v. da ultimo Werner Eck, « Die grosse Pliniusinschrift aus Comum. Funktion und Monument », in Varia Epigraphica, Atti del Colloquio Internazionale di Epigrafia (Bertinoro, 8-10 giugno 2000), dir. G. Angeli Bertinelli, A. Donati, Faenza, F.lli Lega, 2001, p. 225-235, con bibliografia precedente. Sulla carriera di Plinio v. da ultimo Antonio Sartori, « Plinio il funzionario: dal lago di Como alla Bitinia », in La Praxis municipale dans l’Occident romain, dir. C. Berrendonner, M. Cébeillac-Gervasoni, L. Lamoine, Clermont-Ferrand, Presses universitaires Blaise Pascal 2010, p. 81-91.

18  Così si ricava dal lemma del CIL. V. Enrico Besta, « Dalla fine dell’età carolingia alla conquista di Ottone I », in Storia di Milano, II: Dall’invasione dei barbari all’apogeo del governo vescovile (493-1002), Milano, Fondazione Treccani, 1954,p. 425-470, part. p. 460.

19  L’epigrafe si data agli ultimi anni di vita di Plinio, quando fu disposto il testamento menzionato nel testo; inoltre, poiché il cursus honorum è presentato nella sua interezza, si desume che Plinio aveva già rivestito o, comunque, stava rivestendo la carica di legatus Augusti pro praetore Ponti et Bithyniae, informazione che costituisce un terminus post quem.

20  CIL V, 5805. Cf. Antonio Sartori, Gente di sasso. Parlano gli antichi Milanesi, Milano, Viennepierre edizioni, 2000, p. 107.

21  A tal proposito v. Maria Pia Rossignani, « Il colonnato nel prospetto del complesso basilicale », in Le colonne di S. Lorenzo. Storia e restauro di un monumento romano, dir. A. Ceresa Mori, Modena, Edizioni Panini, 1989, p. 23-49.

22  Dimensioni: 142 x 75 cm; specchio epigrafico: 125 x 60 cm.

23  Così ipotizzato da Aristide Calderini, La zona monumentale di S. Lorenzo in Milano, Milano, Ceschina, 1934, p. 184, con trascrizione del testo.

24 CIL V, 5805: Imp(eratori) Caesari / L(ucio) Aurelio Vero / Aug(usto) Armeniaco / Medico Parthico / max(imo) trib(unicia) pot(estate) VII / imp(eratori) IIII co(n)s(uli) III p(atri) p(atriae) / divi Antonini Pii f(ilio) / divi Hadriani / nepoti divi / Traiani Par/thici prone/poti divi Nervae / abnepoti / dec(reto) dec(urionum).

25  Cf. il Mommsen nel relativo lemma del CIL, Aristide Calderini, Silloge delle iscrizioni latine della raccolta milanese, Milano, Vita e Pensiero, 1946, p. 101-102, n. 118 e in M. P. Rossignani (art. cit. n. 21), p. 23, 39 e nn. 7, 8, 68.

26  V. A. Sartori, Gente di… (op. cit. n. 20), p. 108-109.

27  Ricostruzione di A. Calderini (op. cit. n. 25), p. 102, n. 118. V. anche Id., « Milano romana fino al trionfo del Cristianesimo », in Storia di Milano (op. cit. n. 15), p. 215-298, part. p. 240-241.

28  Alberto Grimoldi, I luoghi dell’autorità cittadina nel centro di Milano. Il Palazzo della Ragione, Milano, Arcadia, 1983, p. 72. Una ricostruzione grafica della rete viaria che si dipartiva dal Broletto Nuovo è in Patrick Boucheron, Le pouvoir de bâtir. Urbanisme et politique édilitaire à Milan (XIVe-XVe siècles), Roma, École française de Rome, 1998, p. 107, fig. 5.

29  A. Grimoldi (op. cit. n. 28), p. 72.

30  V. Gino Franceschini, « La vita sociale e politica nel Duecento », in Storia di Milano, IV: Dalle lotte contro il Barbarossa al primo signore, Milano, Fondazione Treccani, 1954, p. 113-392, part. p. 372-374; A. Grimoldi (op. cit. n. 28), p. 72-79 ; P. Boucheron (op. cit. n. 28), p. 397-389, 543-547, con restituzione planimetrica del complesso a p. 544, fig. 31.

31  Come commemora una coeva iscrizione posta al centro del lato meridionale del Palazzo, unitamente alla relativa cronaca annalistica.

32  Per un’analisi dell’architettura v. anche Edoardo Arslan, « L’architettura romanica milanese », in Storia di Milano, III: Dagli albori del Comune all’incoronazione di Federico Barbarossa (1002-1152), Milano, Fondazione Treccani, 1954, p. 395-521, part. p. 520-521 ; Angiola Maria Romanini, « L’architettura milanese nel XIII secolo », in Storia di Milano (op. cit. n. 30), p. 431-518, part. p. 516.

33  Attualmente si individuano CIL V, 5839 inserita nel lato orientale; CIL V, 5910a nel lato meridionale; CIL V, 5959 nel lato occidentale.

34  CIL V, 5959.

35  Dimensioni: 157 x 88 x 28 cm.

36  Trascrizione: [- - - - - - ?] / C(aius) Atìlius C(ai) f(ilius) / Secundus / sibi et / Valeriae P(ubli) l(ibertae) Crocin̂e/ uxori suae et / Iuveni vernae suae / vixit annos X. V. A. Calderini (op. cit. n. 25), p. 105, n. 123.

37  L’aggettivo quale nome proprio è testimoniato anche in CIL V, 5538. A. Sartori, Gente di… (op. cit. n. 20), p. 30-31, interpreta la sepoltura del o della verna contestualmente ai suoi padroni come espressione di un legame affettivo.

38  CIL V, 5960, inglobata negli archi di Porta Nuova.

39  A. Grimoldi (op. cit. n. 28), p. 72.

40  A. Sartori, Gente di… (op. cit. n. 20), p. 29.

41  Matteo Ferrari, Giuliano Milani, « Prima di Firenze: funzioni delle immagini nei comuni dell’Italia settentrionale », in Dal Giglio al David. Arte civica a Firenze fra Medioevo e Rinascimento, dir. M. M. Donato, M. Parenti, Milano-Firenze, Giunti, 2013, p. 67-71, part. p. 67.

42  CIL V, 5788; 5875; 5909; 5960; 6017; 6123. Sulla storia della porta urbica e dei suoi materiali v. da ultimo La Porta Nuova delle mura medievali di Milano. Dai Novellii ad oggi venti secoli di storia milanese, Milano, Edizioni ET, 1989; v. anche P. Boucheron (op. cit. n. 28), p. 98.

43  Sulla costruzione della cinta muraria di Milano e delle relative porte v. Antonello Vincenti, « Le fortificazioni di Milano e del suo territorio in epoca comunale e viscontea », in Milano città fortificata, dir. M. Mirabella Roberti, A. Vincenti, G. M. Tabarelli, Roma, Istituto italiano dei castelli, 1983, p. 25-51 ; Donatella Caporusso, « La zona di Porta Nuova: alcuni elementi di topografia per la ricostruzione del quartiere in età romana e medievale », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 15-28, part. p. 25 ; Monica Visioli, « Storia e significato di Porta Nuova », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 29-58, part. p. 36-45 ; P. Boucheron (op. cit. n. 28), p. 97.

44  CIL V, 5875. V. Umberto Tocchetti Pollini, Stele funerarie romane con ritratti dai municipia di Mediolanum e Comum, Milano, Comune di Milano – Civiche raccolte archeologiche, 1990, p. 54-56, n. 17 (con bibliografia precedente); Margherita Bolla, « Le lapidi di Porta Nuova », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 59-81, part. p. 59, 64-67 ; Antonio Sartori, « Le iscrizioni latine degli archi di Porta Nuova », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 83-105, part. p. 99-100 ; A. Sartori, Gente di… (op. cit. n. 20), p. 36-39.

45  Le vicende che hanno condotto agli interventi operati sulla porta sono in Rina La Guardia, « Documenti relativi agli archi di Porta Nuova nell’Archivio della Consulta del Museo Patrio di Archeologia di Milano », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 161-170.

46  Così Gianfranco Pertot, « Gli interventi sugli archi di Porta Nuova e sul contesto negli ultimi due secoli », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 171-190, part. p. 171-173 e 178.

47  Realizzate per motivi conservativi in occasione di un restauro avvenuto nel 1989. Gli originali sono confluiti nella sezione epigrafica delle Civiche raccolte archeologiche del Comune di Milano. V. Paola Tiberi Colombo, Massimo Colombo, « Il restauro dei materiali lapidei », in La Porta Nuova… (op. cit. n. 42), p. 153-159, part. p. 157.

48  In ordine: CIL V, 5788; 5960; 6017; 5909; 6123. Per tutti v. A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44) ; per le stele figurate v. anche U. Tocchetti Pollini (op. cit. n. 44) e M. Bolla (art. cit. n. 44).

49  Porta Orientale era situata, secondo la viabilità attuale, all’incrocio di via Senato e corso Venezia. Una pianta della cinta muraria milanese in età comunale è in P. Boucheron (op. cit. n. 28), p. 107, fig. 5.

50  Carlo Amati, Antichità di Milano pubblicate da Carlo Amati architetto professore membro della I. R. Accademia delle belle arti di Milano, Milano, Co’ tipi di Giovanni Pirotta, 1821, p. 26-28. Così anche nei lemmi introduttivi delle relative schede di CIL V, 5909; 6017; 6123. V. anche, più di recente, M. Bolla (art. cit. n. 44), p. 59 e R. La Guardia (art. cit. n. 45), p. 170.

51  Dimensioni monumento: 239 x 69 x 27 cm; misure specchio epigrafico: 65 x 55 cm. Le riproduzioni più antiche dell’esemplare sono in C. Amati (op. cit. n. 50), tav. XXI, f. 67 e in Emilio Seletti, Marmi iscritti del Museo Archeologico di Milano. Catalogo, Milano, Tipografia Pietro Confalonieri, 1901, p. 93, n. 124.

52  L’esame delle parti figurate è in U. Tocchetti Pollini (op. cit. n. 44), p. 65-67 e in M. Bolla (art. cit. n. 44), p. 72.

53  Attilio De Marchi, Le antiche epigrafi di Milano, Milano, G. B. Paravia, 1917, p. 130-131, oltre ai più recenti studi riferiti alla nota precedente.

54  U. Tocchetti Pollini (op. cit. n. 44), p. 66 ; M. Bolla (art. cit. n. 44), p. 72 ; Antonio Sartori, Guida alla sezione epigrafica delle raccolte archeologiche di Milano, Milano, The Pool, 1994, p. 91, n. C7bis.

55  CIL V, 6123: C(aius) Vettius / Novelli f(ilius) / sibi et / Vergìniae Lutae / matri et / Privat[a]ẹ / l(ibertae) / Adiuṭoṛ[i] l(̣iberto)/ Methe l(ibertae)/ t(estamento) f(ieri) i(ussit).

56  I Vettii sono attestati a Milano anche in CIL V, 5849; 5900; 5906; 6118 e in AE 1995, 669. V. A. Calderini (op. cit. n. 25), p. 106, n. 124 ; A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44), p. 96.

57  Sul suolo milanese si contano circa venticinque presenze onomastiche di Novellii.

58  I Verginii milanesi sono annoverati anche in CIL V, 5899; 5957; 6099; 6118; 6119; 6120. Per il cognomen della madre v. A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44), p. 97.

59  A. Sartori, Guida… (op. cit. n. 54), p. 91.

60  A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44), p. 98 ; Id., Guida… (op. cit. n. 54), p. 91 ; Id., Gente di… (op. cit. n. 20), p. 83.

61  Analisi stilistica e cronologica in U. Tocchetti Pollini (op. cit. n. 44), p. 67 ; M. Bolla (art. cit. n. 44), p. 72.

62  A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44), p. 97.

63  Per la quale v. A. Sartori, « Le iscrizioni… » (art. cit. n. 44), p. 96.

64  Di recente, un analogo impiego del GIS è stato svolto dall’Università degli Studi di Trieste, che ha georeferenziato su mappe informatiche il patrimonio epigrafico di epoca romana del Friuli Venezia Giulia. V. EpiGIS. A WebGis for the knowledge of the epigraphic locations in the Eastern Decima Regio, Venetia et Histria, of Roman Italy, reperibile al sito http://www.eagle-network.eu/about/events/eagle2016/digital-poster-exhibition.

65  Nell’ambito del progetto La vita delle opere. Dalle fonti al digitale, la tecnologia dei Beacons è attualmente in corso di applicazione sulle principali opere d’arte ospitate nelle sedi museali italiane e intende rivelare al fruitore la storia e il restauro di questi capolavori. V. http://lavitadelleopere.com. Parimenti, le schede NCF sono state poste a fianco di alcune celebri opere raccolte nei Musei Capitolini per veicolare informazioni e curiosità che le riguardano. V. http://www.museicapitolini.org/mostre_ed_eventi/eventi/musei_capitolini_e_samsung.

66  Una prima versione di questa risorsa è stata elaborata dall’Epigraphic Archive of Greek and Latin Epigraphy (EAGLE) sotto il nome di Flagship Mobile Application, che prevede l’apertura, previa fotografia dell’iscrizione, di un link con la relativa scheda presente nella piattaforma EAGLE. V. Giuseppe Amato, Paolo Bolettieri, Fabrizio Falchi, Lucia Vadicamo, « Sistema di riconoscimento delle immagini e mobile app », Forma Vrbis, XXI, 1, 2016, p. 22-25. Altra risorsa ideata da EAGLE è la Flagship Storytelling Application, rivolto a specialisti e appassionati di storia romana ed epigrafia latina, invitati a creare narrazioni multimediali corredate da immagini di iscrizioni, brani di autori antichi e mappe storiche al fine di divulgare le conoscenze sul passato romano. V. Francesca Mambrini, « La Flagship Storytelling Application di EAGLE », Forma Vrbis, XXI, 1, 2016, p. 36-39. Per entrambe le risorse v. http://www.eagle-network.eu/about/events/eagle2016.

67  Una fruizione analoga del patrimonio archeologico è offerta ai visitatori di Firenze, grazie un itinerario volto alla riscoperta della Florentia Romana, realizzato per mezzo di una piattaforma online, chiamata Izi.Travel, che si avvale di rilevatore GPS e QR code. V. https://izi.travel/it/fc68-florentia-firenze-romana/it.

68  È doveroso sottolineare che l’iniziativa dovrebbe di necessità essere sottoposta, approvata e finanziata dalle autorità e istituzioni competenti prima di una sua eventuale realizzazione. Di recente, il patrimonio archeologico di Milano, localizzato in diversi siti del centro storico, è stato oggetto di valorizzazione da parte del Museo archeologico, che ha posto nelle stazioni metropolitane e nelle vie di maggiore affluenza alcuni pannelli illustrativi, corredati di QR code.

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Pour citer cet article

Sara Borrello (2016). "Progetto ME-TI (Mediolanum-Tituli). Uno sguardo multimediale alle epigrafi latine di età romana reimpiegate nel centro di Milano". Annales de Janua, n°4.

[En ligne] Publié en ligne le 10 mai 2016.

URL : http://annalesdejanua.edel.univ-poitiers.fr/index.php?id=1070

Consulté le 22/08/2017.

A propos des auteurs

Sara Borrello

Statut : Titulaire d’un Master recherche en Histoire romaine ; candidate à un contrat doctoral en Scienze dell’Antichità - Laboratoire : Dipartimento di Studi Umanistici (DSU), Università Ca’ Foscari di Venezia (Italie) - Directeurs de recherche : prof.ssa Giovannella Cresci Marrone ; prof.ssa Francesca Rohr Vio. - Thématiques de recherche : Histoire politique romaine ; Idéologie et propagande dans l’époque romaine ; Matronae et figures féminins sous la République romaine tardive ; Tradition historiographique romaine et codification de la mémoire ; Remploi épigraphique ; Épigraphie numérique – Contact : 839813@stud.unive.it


n°4 - Humanités numériques : Enjeux méthodologiques et pratiques du développement des outils numériques pour l’étude des sociétés antiques et médiévales



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Dernière mise à jour : 22 mai 2017

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